03 Nov Volontariato: Hands With Heart Foundation
Ho conosciuto Jorge nel lontano 2013, durante un corso a San Diego con Viola Fryman.
All’epoca non potevo saperlo, ma quello non era un semplice incontro professionale.
Era uno di quegli incontri che la vita semina… e che capisci solo dopo.
Negli anni successivi ci siamo rincontrati “per caso” in altri corsi, in altri paesi, in altri momenti della vita.
Come se il mondo fosse grande, ma non abbastanza da tenerci davvero separati.
Nel 2016, a Bali, ho partecipato alla mia prima missione con Hands With Heart Foundation.
Ed è lì che ho capito il perché.
Perché dovevamo lavorare insieme in un progetto che, forse, è più grande di noi.
Bali, Costa Rica, Romania… e molto di più
Da quella prima missione a Bali nel 2016, non ho più smesso.
Sono tornata a Bali nel 2019,
sono stata in Costa Rica quattro volte,
e in Romania tre volte.
Ogni volta con la stessa sensazione:
👉 non stavo solo andando ad “aiutare”
👉 stavo entrando in un mondo che mi avrebbe insegnato qualcosa
Hands With Heart lavora principalmente nel campo della disabilità, ma il suo obiettivo non è soltanto quello di trattare bambini che non hanno accesso alle cure.
Il vero lavoro è più profondo:
✨ cambiare lo sguardo sulla disabilità
✨ portare consapevolezza
✨ creare dignità
✨ costruire possibilità
In molti contesti, la disabilità è ancora vista come una colpa, una vergogna, una condanna.
Hands With Heart prova a trasformarla in:
– presenza
– valore
– partecipazione
– futuro
Il mio ruolo: tutor, formatrice… e testimone
Nel tempo, il mio ruolo all’interno delle missioni è diventato quello di tutor.
Accompagno i volontari sul campo e mi occupo anche dei programmi di formazione.
Questo significa insegnare a:
– osservare davvero
– adattarsi a ciò che c’è
– lavorare senza strumenti sofisticati
– usare le mani, il cervello e il cuore
– collaborare con altri professionisti
– rispettare la cultura e la realtà locale
Non è solo volontariato.
È una scuola di umanità.
È una scuola di clinica.
È una scuola di vita.
Adptive Surfing: quando la libertà prende forma
Negli ultimi tre anni ho seguito anche il campionato mondiale di surf adattato.
Ed è difficile spiegare cosa si prova a vedere una persona con disabilità entrare in acqua, affrontare un’onda, alzarsi su una tavola… e sorridere.
C’è un dettaglio che rende questa parte della storia ancora più speciale.
Io provo a fare surf da circa dieci anni… con risultati piuttosto modesti 😅
Non sono mai diventata una vera surfista, diciamolo chiaramente.
Poi, un giorno, per caso
(o forse no, perché le casualità spesso non esistono),
siamo stati invitati a partecipare al nostro primo Campionato Mondiale di Surf per Disabili, in California.
Ricordo ancora cosa ho pensato:
“Ma davvero? Surf, osteopatia e volontariato… insieme?”
Mi sembrava una favola.
Tre grandi passioni che, improvvisamente, trovavano un unico spazio:
– il surf
– il mio lavoro
– l’impegno umanitario
Da quel momento, negli ultimi quattro anni, ho seguito tutte le tappe del campionato mondiale di surf adattato, lavorando accanto ad atleti con disabilità provenienti da tutto il mondo.
Ed è qui che ho capito quanto questo progetto sia profondamente in sintonia con la visione di Hands With Heart.
Nel surf adattato vedi con chiarezza una cosa:
👉 il limite non è solo nel corpo
👉 il limite è spesso nello sguardo di chi osserva
Quando una persona con disabilità entra in acqua, affronta un’onda con la sua tavola, non sta solo facendo sport.
Sta cambiando una narrazione.
In quel momento:
– non c’è più diagnosi
– non c’è più etichetta
– non c’è più “non puoi”
C’è un corpo che si muove secondo le sue possibilità.
C’è una persona che sperimenta competenza, autonomia e libertà.
C’è un ambiente che si adatta all’individuo, e non il contrario.
Ed è esattamente questo che Hands With Heart cerca di fare nei suoi progetti:
non “correggere” la disabilità,
ma costruire contesti in cui quella persona possa esprimersi.
Il surf diventa così una metafora potentissima:
– del movimento possibile
– dell’adattamento
– dell’inclusione reale
– del fatto che il limite è spesso solo un punto di vista
Vedere tutto questo accadere nell’oceano, con onde vere, corpi veri e paure vere, ti cambia per sempre il modo di pensare alla disabilità.
In quel momento:
– non c’è più diagnosi
– non c’è più limite
– non c’è più etichetta
C’è solo un corpo che si muove.
C’è solo una persona che esiste.
C’è solo libertà.
Ed è impossibile restare uguali dopo aver visto questo.

Hands With Heart non cura solo corpi
Hands With Heart non “cura” solo corpi ma:
– sistemi
– famiglie
– comunità
– visioni
Lavora per:
– creare ausili adattati
– formare caregiver e operatori locali
– sostenere postura e movimento
– promuovere inclusione
– costruire autonomia
– restituire identità
E insegna una cosa fondamentale:
la disabilità non è solo una questione medica.
È una questione sociale, culturale e umana.
Perché continuo a tornare
Continuo a tornare perché ogni missione mi ricorda:
– perché faccio questo lavoro
– perché ho scelto di essere a servizio
– perché ho scelto le mani
– perché ho scelto di non lavorare solo in uno studio
Perché alcune esperienze non ti arricchiscono il curriculum.
Ti cambiano come persona.
💙 Un invito: sostieni il progetto
Hands With Heart vive grazie alle persone che credono in questo lavoro.
Sostenere il progetto significa:
– permettere ad altri bambini di ricevere cure
– rendere possibili nuove missioni
– formare nuovi volontari
– costruire soluzioni concrete per la disabilità
– diffondere una cultura di inclusione
Se senti che questo progetto ti risuona, puoi contribuire anche tu.
👉 Sostieni Hands With Heart Foundation
🔗 https://handswithheartfoundation.org
Ogni gesto conta.
Ogni contributo crea possibilità.
E alcune possibilità cambiano vite.

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